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Ecco l'opera leggendaria del Pinturicchio: il Bambin Gesù delle Mani a Cortona

Resterà in mostra fino al prossimo 2 giugno

Ecco il Bambin Gesù delle mani del Pinturicchio a Cortona: resterà al Maec fino al prossimo 2 giugno. L'opera è uno dei caposaldi dell'arte figurativa Rinascimentale.

E' appena rientrata dalla mostra il “Rinascimento Leonardo, Michelangelo e Raffaello in Cina” che ha attratto milioni di visitatori nelle due tappe di Tianjin e Nanjin. La mostra cortonese è organizzata e promossa dalla Fondazione Giordano, con il supporto di Metamorfosi,  in collaborazione con il Comune di Cortona e Maec.

I dettagli della mostra: è aperta fino al 2 giugno

Il capolavoro rinascimentale ha recentemente permesso di svelare uno dei più affascinanti misteri della storia dell’arte: una singolare vicenda di amori segreti che ha per protagonisti papa Alessandro VI Borgia e la bellissima Giulia Farnese.

Presentata con l’ausilio di un ricco corredo grafico e narrativo, l’appassionante storia di questo inedito affresco prima smembrato, poi perduto e infine fortuitamente riscoperto, verrà raccontata ai visitatori attraverso un suggestivo allestimento, ove un percorso di ambienti successivi accompagnerà il visitatore alla scoperta dell’opera stessa.

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Proveniente da un affresco delle stanze vaticane, ora scomparso, e raffigurante la Madonna ed il Bambino con il papa Alessandro VI Borgia inginocchiato in adorazione, il cuore dell’intera composizione - il Bambino Gesù benedicente - è riconsegnato al pubblico dopo oltre cinque secoli grazie all’acquisizione da parte del Gruppo Margaritelli, che l’ha poi affidato alla Fondazione Guglielmo Giordano per promuoverne lo studio e la divulgazione.
Superstite alla damnatio memoriae decretata dai successori del discusso Papa Borgia, lo straordinario dipinto è oggetto di uno dei più discussi passi di Giorgio Vasari. Lo storico fiorentino, nella seconda edizione delle Vite, narrando del Pinturicchio, riferisce infatti che questi ritrasse sopra la porte di una camera la Signora Giulia Farnese per il volto di una Nostra Donna, e nel medesimo quadro la testa d’esso papa Alessandro che l’adora. Per il suo singolare contenuto l’affermazione venne per secoli ritenuta inverosimile. Oggi sappiamo invece che rispondeva a verità.
Con il Bambin Gesù delle Mani si accendono i riflettori sulla figura di Bernardino di Betto, la cui fervente attività è stata al servizio di ben cinque Papi. Pittore molto originale, padrone di un linguaggio figurativo composito, che fonde in una sintesi personale, microscopìa fiamminga ed eleganze tardo-gotiche, geometrie rinascimentali e paesaggi fortemente innovativi. Ospite d’eccezione di un Museo la cui storia va di pari passo con quella dell’Accademia Etrusca la cui vocazione naturale è quella della diffusione della cultura storica ed artistica.

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