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Ecco la nuova sala del Biscione del Museo Maec

In conseguenza dei lavori in corso di adeguamento strutturale ed impiantistico e di nuovo allestimento della sezione dedicata a Gino Severini e alla raccolta egizia, si è reso necessario rivedere la sezione dedicata all’Accademia Etrusca e alle sue collezioni, secondo nuovi criteri

Si è concluso il riallestimento della sala del Biscione all’interno del MAEC-Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, secondo uno schema a suo tempo approvato dal Comitato Tecnico del Museo e in linea con il Piano Strategico 2018-2027 elaborato dal Comitato Tecnico, approvato da Comune ed Accademia e trasmesso al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nelle sue articolazioni centrali e periferiche, passo quest’ultimo indispensabile e preliminare alle varie risoluzioni ministeriali di approvazione e condivisione delle proposte fatte.

In conseguenza dei lavori in corso di adeguamento strutturale ed impiantistico e di nuovo allestimento della sezione dedicata a Gino Severini e alla raccolta egizia, si è reso necessario rivedere la sezione dedicata all’Accademia Etrusca e alle sue collezioni, secondo nuovi criteri che tenessero conto delle più aggiornate tendenze museografiche e delle esigenze di chiarezza e di correttezza scientifica da offrire al pubblico dei visitatori.

È stato quindi concentrato nella sala del Biscione tutto il percorso formativo ed evolutivo dell’Accademia Etrusca, nelle sue varie articolazioni ed in una nuova visione d’insieme.

La nuova sala del Biscione

Entrando nella sala dalla prima porta della sezione dedicata a “Cortona prima dell’Accademia” – in cui sono esposti materiali di epoca medievale e rinascimentale della città (in particolare della distrutta chiesa di San Vincenzo), e una serie di “fondi oro” tre e quattrocenteschi già della raccolta Tommasi Baldelli e dalle Gallerie Fiorentine – si accede subito alle più antiche tracce della nascita dell’Accademia, ed in particolare la serie di iscrizioni romane dai sepolcreti periferici romani raccolte da Onofrio Baldelli.

Dopo uno sguardo d’insieme alla sala si entra nel percorso più specifico, sottolineato da una campitura di colore rosa antico che riunisce la sezione; al centro della parete, fra le porte, domina lo stemma accademico al di sotto del quale sono i ritratti dei principali artefici, Ridolfino, Marcello e Filippo Venuti, l’ovale con Onofrio Baldelli e i discendenti, Lodovico e Accursio Venuti. Al centro della sala, nelle vetrine, è ordinata la raccolta archeologica, suddivisa ora non secondo un ordinamento tipologico o cronologico, ormai non aderente al tipo di proposta museale intrapresa, ma secondo la successione delle collezioni donate o acquisite dall’Accademia; all’interno di queste, per non creare troppe difficoltà interpretative, si è cercato di mantenere per quanto possibile la vicinanza fra le tipologie dei materiali. Il filo conduttore resta tuttavia quello dell’appartenenza ad una Accademia che faceva della raccolta di collezioni e di stimoli storici la sua principale ragione d’essere. Così la raccolta già Venuti, la serie di ceramiche individuate secondo i donatori, le acquisizioni più recenti, fra cui la collezione Tommasi Baldelli, la recente donazione Cantarelli, le raccolte Pancrazi, Ceppodomo, Maetzke, la serie di bronzetti decorativi e votivi acceduti all’Accademia da vari collezionisti, fino ad arrivare alla singolare raccolta di oggetti falsi o di imitazione dall’antico, che furono donati da vari personaggi.

In buona sostanza uno sguardo d’insieme alla funzione programmatica dell’Accademia, sintetizzata dal ben noto “capo VI” copia del quale compare, assieme ad altri cimeli delle origini, nella bacheca posta sotto i ritratti dei fondatori.

Al centro della parete settentrionale sotto gli archi della veranda, domina la Musa Polimnia, uno dei simboli dell’azione culturale dell’Accademia, sulla quale si è a lungo discusso e che è stata protagonista della recente mostra su Marcello Venuti ed Ercolano.

Alle pareti è stato riproposto il percorso della quadreria accademica, articolata secondo i principali nuclei collezionistici, in particolare Tommasi Baldelli e depositi delle Gallerie fiorentine, e secondo gruppi di scuole; così la prima parte comprende opere di Ciro Ferri, Pietro Berrettini e Baccio Ciarpi, seguite, dopo il portone, dalla serie di tele del Piazzetta e della sua scuola. Quindi la serie di predelle, deposito fiorentino, alcune delle quali sono state recuperate alla scuola dei pittori. Tutta la sezione di fondo della sala, inquadrata in una campitura di colore giallo ocra che riunisce l’intero nucleo, è quindi dedicata a Luca Signorelli, alla sua scuola e al rinascimento cortonese: domina il grande tondo con i santi protettori di Cortona e il delizioso presepe, affiancati da una serie di tavole di bottega, provenienti in genere dalla raccolta Tommasi Baldelli; quindi  le due Madonne rispettivamente di Matteo Lappoli (cerchia di Bartolomeo della Gatta) e del Maestro del tondo di Cortona (già indicata come della cerchia del Pinturicchio), i frammenti della pala di Jacone dalla chiesa del Calcinaio di Cortona, il Cristo di scuola cortonese. A Signorelli è dedicata una bacheca in cui sono presentate, accanto a documenti sul pittore a Cortona, una serie di immagini della grande mostra del 1953, con il catalogo e il depliant allora realizzato. Seguono altre opere in successione cronologica, legate a varie donazioni all’Accademia, ma di scuole diverse.

La progettazione e la cura della rinnovata esposizione sono state coordinate da Paolo Bruschetti archeologo e vice lucumone dell’Accademia e da Daniele Simonelli storico dell’Arte della Università di Firenze. Le operazioni di sistemazione sono state eseguite dalla ditta Maurizio Lovari per gli interventi murari e pittorici e dalla ditta Arnaldo Bernardini per le opere in ferro e gli spostamenti. A conclusione dell’intervento, una generale revisione sullo stato di conservazione delle opere esposte è stato condotto da Nadia Innocentini, da tempo preziosa collaboratrice dell’Accademia. 

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