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Ancora stragi di bestiame nel Cortonese. Coldiretti: "Il lupo mette in ginocchio le imprese"

La storia della Società Agricola Casucci

Il lupo torna ad aggredire nel cortonese, non è una visita di cortesia ma l’ennesimo attacco ad una delle tante aziende agricole che quotidianamente sono costrette a fare i conti con quello che è diventato un problema reale dell’agricoltura di oggi.
“Sono anni che il lupo ci tormenta, tre per l’esattezza, qualche giorno fa, l’ultimo drammatico episodio che ha sconvolto il nostro gregge di pecore - a parlare è Lorella Casucci dell’omonima Società agricola con sede nelle colline sopra il comune di Cortona dove alleva agnelli, suini, polli, conigli e faraone e dove si occupa dell’agriturismo .

 “Ero stata fino a qualche minuto prima con il gregge, a poche centinaia di metri di distanza dalla nostra abitazione, è da lì nel cuore del pomeriggio, dalle finestre di casa che mi sono accorta che stava accadendo qualcosa di anomalo. Le pecore erano letteralmente impazzite e stavano correndo da una parte all’altra, inseguite da due lupi.
Ho chiamato mio figlio che si è potuto precipitare nel posto, nonostante i nostri rumori i due lupi non desistevano e nel giro di pochi minuti avevano già sbranato per metà una pecora, la nostra presenza alla fine li ha allontanati e siamo riusciti in questo modo a scongiurare il peggio per il gregge anche se un agnello non lo abbiamo più ritrovato”.

Lorella che dal 2009 fa i mercati di Campagna Amica proponendo al consumatore un prodotto di grande eccellenza è veramente disperata: “La forza delle nostri carni risiede proprio nel nostro allevamento che viene fatto all’aria aperta, in un ambiente bellissimo ed incontaminato, io devo provare a salvaguardare con tutte le mie forze questa peculiarità, ma anche oggi che siamo tutti impegnati fuori azienda, ho dovuto lasciare una persona a sorvegliare il gregge, e questo per noi è un costo in più, per non parlare poi degli animali che dopo l’attacco subito sono sotto shock, e di come questo influenzerà anche la produzione. Non solo – si avvia a concludere l’imprenditrice – pensate a come devo sentirmi quando accolgo gli ospiti dell’agriturismo, spiego subito loro di non avventurarsi troppo in passeggiate lungo il bosco, avevo definito un percorso di escursione che ho dovuto cancellare dalle attività della nostra struttura agrituristica. Voglio che i turisti che fanno visita al nostro territorio siano  sicuri, non solo loro anche le persone che lavorano in azienda, a cominciare da quelle della mia famiglia”.

Nelle campagne assistiamo quotidianamente a episodi di pecore e capre sbranate, mucche sgozzate con stragi negli allevamenti che si sono moltiplicate negli ultimi anni, come dimostrano le richieste per i risarcimenti che nel 2017 hanno raggiunto in Toscana, la soglia di 457mila euro per le domande di indennizzo presentate relative a 590 attacchi denunciati nell’anno.

“Occorre superare la politica degli indennizzi che non rappresentano la soluzione del problema ma un semplice e parziale palliativo per danni spesso permanenti – spiega il Direttore di Coldiretti Arezzo Mario Rossi – vogliamo che le nostre aziende siano tutelate, per questo continuiamo a batterci affinché le attività imprenditoriali degli allevatori possano svolgersi senza l’incubo delle predazioni. Tuttavia quando i danni ci sono, sia riferiti ai capi predati che alla diminuzione di natalità e produzione di latte, è necessario che siano disponibili risorse per risarcirli in modo totale. Questo problema riguarda ogni angolo della nostra provincia con situazioni particolarmente gravi in alcune aree a causa della proliferazione dei predatori, con un crescendo di attacchi che mettono a rischio la sopravvivenza stessa di molte imprese zootecniche, con danni irreversibili all’economia, all’ambiente ed alla tenuta idrogeologica dei territori”.

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