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Alla Fortezza del Girifalco si prepara il Jova Beach Party: "Fare le prove qui è un bel trip"

"Da piccolo mi arrampicavo su queste mura"

Jovanotti alla Fortezza del Girifalco

"Dialogo nei sotterranei della Fortezza di Girifalco a Cortona dove abbiamo allestito il “laboratorio Jova Beach Party." Inizia così il lungo post di Lorenzo Jovanotti Cherubini al lavoro per il prossimo originale tour nelle spiagge italiane. Partendo però dal cuore della sua città.

"La Fortezza è un luogo dell’anima per me" scrive Lorenzo raccontando come la vedeva fin dalla sua infanzia:

"Da ragazzino era il mistero, il pericolo, il vuoto, l’avventura. Mi arrampicavo su queste mura per entrare dentro di nascosto. Il nome Girifalco è perchè ci facevano i loro nidi i falchi pellegrini. Cortona non era un posto turistico come adesso, era un villaggio del far west piuttosto, non una “città d’arte” come si dice ora, e io sono stato fortunato a passare le mie estati qui, nel vuoto senza tempo, che per un bambino può essere un grosso stimolo alla fantasia. Fuori il caldo dei pomeriggi estivi e dentro queste mura l’umido e il fresco come essere in una pancia, in una grotta marina, e nessuno a rompere i coglioni. Questa roba mi è rimasta dentro forte. Intendo questo sentirmi diviso tra due mondi, l’inverno a Roma nel casino bellissimo del quartiere intorno al Vaticano e poi l’estate qui nel far west etrusco dove l’arrivo della diligenza era un evento. Questa roba è tutta dentro la mia musica, io ce la sento, la sensazione di essere apolide e sradicato sempre, e in quella sensazione muovermi incapace di scegliere in modo definitivo dove essere. Fare le prove in Fortezza è un bel trip, devo ammetterlo, qui è pieno di spiriti. 
Quando ero piccolo si diceva che in certe notti da quassù arrivasse il suono di violino di un fantasma di un certo "Farfallino" e ho conosciuto qualcuno che giurava di averlo sentito, tra questi anche il mio nonno. La mia musica non riesce mai ad essere radicata, è piuttosto in fuga continua."

Poi Lorenzo torna alla stretta attualità, al lavoro di questi giorni per preparare la tournè. Come si è svolta questa session di prove?

JOVA BEACH lo stiamo progettando come un nuovo “format” da tutti i punti di vista. Ha elementi che provengono da esperienze disparate e anche antiche, ma il risultato finale sarà nuovo, perchè è fuori da un modello musicale industriale al quale ormai siamo legati in modo vincolante ed è ripetitivo e spesso troppo “pettinato”. Nelle spiagge vorrei che venisse fuori l’elemento ancestrale fatto di spazio e di musica. La musica da ballo ha bisogno di uno spazio condiviso e lo spazio si anima con la musica, che è espressione della vita e forma d’arte più di tutte legata al tempo, quindi all’elemento fondamentale della vita stessa. In questo senso tutto deve essere antico e nuovo. La spiaggia è una grande “livella” , a dirla alla Totò, però avviene mentre si è vivi. 
Sono convinto che invecchiare sia una grande opportunità per diventare sempre più nuovi, non più giovani, ma più nuovi. E come dice il poeta “il nuovo è ciò che è sempre stato lì”, e a un certo punto arriva il momento in cui entra in scena e ci si accorge che non è vero che il mondo è fottuto e che tutto è già stato fatto, ma è vero il contrario, la vita comincia ogni mattina. Tradurre questo in “jova beach” è un’impresa folle che ci sta mettendo alla prova ma la squadra è eccezionale. Jova Beach è fatta in collaborazione con il pubblico, intendo che queste prove sono solo un modo per preparare una scatola di montaggio, perchè non ci presenteremo con una cosa già pronta, ma con gli ingredienti, alcuni ingredienti, neanche tutti perchè molti li raccoglieremo lì, insieme io la band gli ospiti e il pubblico, che sarà la star della spiaggia. Mi sento elettrico quando mi rendo conto che stiamo mettendo a punto una cosa per la quale ci dobbiamo inventare parole per dare nomi alle cose, e questo è un privilegio massimo dei momenti creativi. Il primissimo atto creativo dell’uomo (dopo quello del Padre eterno) è stato quando Adamo venne invitato a dare il nome alle cose che Dio aveva creato. Penso ad Adamo ed Eva che si aggirano per l’Eden e vedono un leone e lo chiamano leone, o un fiore e lo chiamano fiore poi vedono che c’è un altro fiore e allora devono chiamarlo in qualche modo e dicono rosa, ma è comunque un fiore, e qui inizia l’avventura delle identità multiple, che è un bel viaggio che non smette mai di stupire. In effetti si può essere tante cose in simultanea, e questa è una cosa pazzesca che si tende sempre a minimizzare e a ridurre ma è la chiave stessa della libertà. Quella libertà che fa paura a molti. La libertà di essere tante cose insieme e di lasciare che anche gli altri lo siano.

E le prove?

Abbiamo suonato dalla mattina alla sera come dei pazzi, registrando ore e ore di session con un approccio diverso dal solito ma ancora più rivolto a fare impazzire tutti a partire da noi stessi. Il mio repertorio in un flusso fatto anche di altra musica, di dischi, di pattern ritmici, di improvvisazione. Non saprei come chiamare questa roba, è un fiore ma è anche una rosa, ecco, è un dj set ma è anche un concerto, è una roba pop ma è anche sperimentale, è imprevedibile ma risponde a un desiderio preciso di goduria . E’ divertente, è liberatorio, è una figata. Jova Beach sarà una figata. E’ il mio contributo al cambiamento, che può essere solo legato a quello che è il mio mestiere, alla mia attitudine, la mia passione e la mia esperienza, e i miei sogni, che sono grandi sogni nutriti di gratitudine e di lavoro. La mia competenza e quella della mia squadra è limitata ma precisissima nell’ambito di quello che abbiamo imparato negli anni e che sogniamo di fare in futuro. Jova Beach è il futuro, ed è in arrivo.

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